Bruce Lee tra filosofia e arti Marziali

Parlare di Jeet Kune Do

Parlare di Jeet Kune Do è un’impresa ardua, una cosa è certa, che non vi è nessuna Arte Marziale o sistema di combattimento che abbia suscitato così tante polemiche, sconvolgendo l’intera comunità marziale. Furono scritti fiumi di inchiostro, e nonostante il trascorrere più di quarant’anni dalla sua morte, continua ancora ad essere il sistema di combattimento che interessa ed ha interessato moltitudine di persone. Pochi sanno che Bruce Lee dopo aver creato un’arte di combattimento completa, tecnicamente quasi perfetta, innovatrice e al passo con i tempi, dotò il suo stile non stile di principi e concetti filosofici legati alla tradizione della millenaria arte del Kung Fu. Attinse da molteplici correnti di pensiero filosofiche, quali: Confucianesimo, Buddismo Chan, Taoismo.

E’ proprio da quest’ultima che basò la struttura filosofica del Jeet Kune Do basata sull’individualismo, la ricerca dell’auto liberazione, l’anti-autoritarismo, valori che, con tutta onestà tentò di introdurre nelle Arti Marziali attraverso il suo progetto denominato Jeet Kune Do. E’ per questo motivo che fu molto critico nei confronti dei tradizionalisti, denunciando la loro gerarchizzazione delle scuole, la rigidità e il loro uniformismo. Quindi il JKD attinse essenzialmente dalla filosofia taoista, anche se fu influenzato molto dal positivismo scientifico occidentale (che si plasmò sulla concezione scientifica dell’allenamento) e il senso pratico nord americano basato sulla ricerca dell’efficacia e dell’economia di movimento.

Bruce Lee e Taoismo

Una massima che caratterizza e identifica la filosofia taoista del JKD è: “Using No Way as Way, Having No Limitation as Limitation” (utilizza la non via come via, usando nessuna limi- tazione come limitazione). E’ una tipica sentenza taoista che gioca con le contraddizioni, gli opposti, Yin e Yang e i paradossi, racchiudendo il tutto in un mondo di saggezza. Ricordando che i taoisti puri erano essenzialmente individualisti e liberali, cosa che traspare dalla prima parte della massima di Bruce Lee poiché quando parla di non via si riferisce al fatto di non avere legami con nessuna istituzione o sistema fisso, codificato, preordinato e quindi a nessuno stile o sistema di combattimento, poiché la liberazione e il pieno sviluppo personale è determinato solo dall’individuo, in quanto ogni individuo è diverso e irripetibile. Mentre quanto nella seconda parte della massima Bruce postula, che non bisogna lasciarsi limitare dalle tradizioni, dai pregiudizi, dai rituali, dai dogmi e da tutto ciò che può condurre ad una cristallizzazione di un sistema.

Bruce Lee Filosofo

Molti non conoscono Bruce Lee il filosofo ma è proprio questo aspetto che rese il JKD un sistema veramente speciale. Il mio incontro con Patrick Strong (studente di I° generazione di Bruce Lee, denominato “The Lord of the Speed”), oltre a migliorare le mie capacità tecniche, fu di grande utilità perché mi fece conoscere a fondo l’aspetto filosofico del Jeet Kune Do a me allora sconosciuto, mostrandomi quanto era profondo il lavoro che Bruce Lee fece a livello interiore, non a caso apprese dal padre il Tai Chi (Arte del Grande Supremo Pugno) che lo avviò allo studio dei testi classici alchemici, fino ad arrivare ad una profonda conoscenza della gestione del corpo umano sotto il profilo energetico (unione del corpo e della mente) tantè che una delle sue massime filosofiche che colpisce è il riferimento costante all’elemento acqua. “Be water my friend” “I like water” era solito dire, mettendo in risalto l’elemento acqua che nella realtà delle cose rappresenta i fondamenti e la natura del Kung Fu tradizionale da cui Bruce Lee attinse buona parte della sua conoscenza filosofica marziale.

Concetti e principi come affondare, fluttuare, sprofondare e riemergere come lo scorrere di un fiume verso il mare, combattere senza combattere, lavorare con intenzione senza intenzione, la mente non mente, il principio del vuoto Wu Wuei, lo svuotare la tazza, etc. Come potete vedere la sua propensione verso la filosofia orientale era un pezzo importante nella costruzione del suo eclettico sistema di combattimento e sono poche le persone che hanno avuto queste informazioni. Io ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere, di studiare e approfondire queste conoscenze con Patrick Strong , il quale apprese proprio da lui quest’aspetto che reputo sia il più sconosciuto nel mondo del JKD, ma a mio avviso il più importante.

Il JKD amici miei non è altro che un raggruppamento di elementi e principi estrapolati soprattutto dal kung fu e in special modo dallo stile Wing Chun di Yp Man. Alcuni elementi furono presi an- che da diverse discipline quali: il Taiji, il Tang Lang, la Scherma Occidentale ecc. C’è una massima del Tao Te Ching, il vangelo del Taoismo, che era solito recitare: “ Da vivo un uomo è flessibile, morbido; Da morto è inflessibile, rigido. Anche tutte le creature, l’erba e gli alberi, da vive sono malleabili e flessibili, e da morte sono secche e si sgretolano. Il rigore inflessibile è il compagno della morte e la dolcezza arrendevole è la compagna della vita. I soldati inflessibili non ottengono la vittoria; l’albero più rigido è quello più pronto per la scure. I forti e i potenti ruzzolano dai loro posti; e gli umili e gli arrendevoli si elevano sopra tutti loro” .

Il Movimento della Mente

Il modo di muoversi e gestire il proprio corpo nel Kung Fu è strettamente legato al movimento della mente;” Mente che muove, corpo che pensa” è il significato profondo del processo interiore utilizzato nel Jeet Kune Do. Il riferimento dello Yin e Yang, principi universali Taoisti che Bruce Lee estrapolò dal Taiji e studiò a fondo con il padre, lo accompagnarono per tutta la vita, dandogli l’energia giusta per poter affrontare il percorso della sua breve ma tortuosa e travagliata vita. Il principio yang (rappre- sentato dal bianco) rappresenta la positività, il giorno, il cielo, il sole, la luminosità, il calore e così via, mentre lo yin rappresenta la negatività, la notte, il buio, il freddo e così via.

La potenza dell’Acqua e leggi universali

Bruce Lee aveva capito perfettamente come il corpo era regolato e in equilibro con queste leggi universali e sapeva sapientemente utilizzarle.  

Ed ecco ancora riaffiorare l’elemento acqua che per lo sviluppo del jkd di Bruce Lee fu fondamentale, l’acqua amici miei è il fenomeno naturale che si avvicina di più al Wu Wei: Niente è più debole dell’acqua, ma quando attacca qualcosa di duro e che oppone resistenza, allora niente può resisterle, e niente modificherà il suo corso. 

 

Questi versi ci spiegano la natura dell’acqua, che essendo così lieve, non la puoi afferrare, se la tagli non la ferisci, se la percuoti non puoi farle del male, se la separi, non si dividerà mai, non ha una sua forma specifica ma si adegua a seconda dei suoi conte- nitori, si manifesta potente ed impetuosa come le Cascate del Niagara per poi giacere in uno stagno, è a mio avviso l’elemento dominante dell’universo è senz’altro l’acqua. “Nell’intercettazione difenditi controlla e attacca all’unisono, trasformando il tuo corpo in uno tsunami inarrestabile”.

 

Articolo a Cura di Sifu Alessandro Colonnese

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